“UN COMUNE TIRA L’ALTRO” – CAGLI

4° appuntamento con la rubrica in cui vi porteremo alla scoperta delle nostre eccellenze, le eccellenze delle Alte Marche, il cuore accogliente dell’Appennino.
 
Oggi vi facciamo conoscere il ‘”nobile” Comune di Cagli, la città dei palazzi!
 
Il toponimo Cagli deriva dall’antico nome latino di “Cale”. Nel commentare i versi dell’Eneide di Virgilio, Servio Onorato spiegava “Cales civitates est Campaniae, nam in Flaminia est, quae Cale dicitur”.
Alla fine del XIII secolo, la politica territoriale comunale fu indebolita dalla cruenta lotta intestina fra la fazione guelfa, di papa Niccolò IV, e quella ghibellina, appoggiata da Trasmondo Brancaleoni.
 
Nel 1287 i ghibellini appiccarono un incendio al Palazzo del Comune e la città fu parzialmente distrutta.
All’atto della traslazione e rifondazione della città nel sito moderno (9 febbraio 1289), per volontà di papa Niccolò IV Cagli fu rinominata Sant’Angelo Papale, ma nel corso dei secoli prevalse anche nei documenti ufficiali l’antico toponimo ormai modificato dall’evoluzione della lingua.
 
Lo straordinario progetto urbanistico della rifondazione, attribuito ad Arnolfo di Cambio, era basato su ampie vie organizzate secondo una maglia ortogonale. Ben presto la città tornò ad essere un centro florido: nelle Constitutiones Aegidianae del 1357, Cagli figura tra le nove città magnae della Marca (insieme per l’odierna provincia di Pesaro, Fano e Fossombrone).
 
Essendo parte del Ducato di Urbino, a Cagli Francesco di Giorgio Martini, architetto del Duca Federico, fa costruire nel 1481 il Torrione, opera di notevole ingegno militare. Ancor oggi è collegato con il suggestivo “soccorso coverto” (lungo camminamento segreto sotterraneo) ai ruderi della Rocca sui quali sorge, dal 1568, il convento dei Padri Cappuccini.
 
Ma il centro storico di Cagli, oltre al Torrione detto sopra e al Teatro Comunale, è straordinario per i suoi palazzi nobiliari, fatti costruire nei secoli dalle tante famiglie di rilievo che caratterizzarono la città, un unicum assoluto nel territorio, ognuno una singola opera d’arte:
 
– Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli. Uno dei più vasti e preziosi palazzi gentilizi di Cagli eretto su preesistenze medioevali dal ramo più facoltoso dei Berardi, il maggiore e più compiuto esempio di architettura civile seicentesca nella città;
 
Palazzo Felici. Edificio gentilizio che si presenta imponente con un ampio giardino posizionato nella parte retrostante. Nel timpano di uno dei più elaborati portali della città è lo stemma dei Felici. Nel grande salone galleria ci sono due grandi stemmi che testimoniano l’unione matrimoniale di un Felici con una nobildonna discendente dei Berardi;
 
Palazzo pubblico. Piazza Matteotti, l’antica piazza Maggiore, risulta dominata dalla severa mole medioevale del Palazzo pubblico da sempre sede della magistratura cittadina. L’edificio, al quale fu accorpato il palazzo del Podestà, fu donato nel 1476 dal comune di Cagli al duca Federico da Montefeltro il quale commissionò, a Francesco di Giorgio Martini, i lavori di trasformazione che gli conferiscono l’aspetto attuale;
 
Palazzo Preziosi Brancaleoni. La facciata del palazzo richiama il bugnato rustico del piano terreno del palazzo dello Strozzino a Firenze che Palla Strozzi fa realizzare negli anni 1425-34 su disegno di Michelozzo. Il bozzato è qui realizzato a filari di pietra bianca alternati a quelli rosati;
 
Palazzo Tiranni-Castracane. Il fronte principale del cinquecentesco Palazzo Tiranni – Castracane è rimarcato da un robusto cornicione a cassettoni e da un portale rusticato nel cui timpano è lo stemma della Santa Casa di Loreto. Al primo piano, oltrepassato il grande portale lapideo con stucchi del Brandani e stemma lapideo posteriore dei Castracane, si accede nel salone d’onore con monumentale camino per la cui alzata in stucco, datata 1571, lo stesso Federico Brandani raffigurò, entro il grande riquadro centrale, la Fucina di Vulcano.
 
Un vero e proprio viaggio attraverso la storia famigliare e delle casate cagliesi, ecco perché Cagli può essere definita la “città nobile”!
 
 
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