“UN COMUNE TIRA L’ALTRO” – SERRA SANT’ABBONDIO

9° e ultimo appuntamento con la rubrica in cui vi porteremo alla scoperta delle nostre eccellenze, le eccellenze delle Alte Marche, il cuore accogliente dell’Appennino.
Oggi vi facciamo conoscere il’ “mistico” Comune di Serra Sant’Abbondio, la città del “Paradiso”!
 
Fondato dal Comune di Gubbio nel secolo XIII ebbe una rilevante importanza strategica, quale luogo di difesa della via più breve tra l’Umbria e il mare. Il territorio è stato abitato fin dall’età del ferro e, prima ancora dell’insediamento voluto dalla municipalità eugubina, esisteva una “Serra”, cioè un “luogo chiuso”, con chiesa dedicata a Sant’Abbondio. Nel 1384 Serra entrò a far parte del Ducato d’Urbino e nel 1481 il Duca Federico dette incarico a Francesco di Giorgio Martini di erigere una rocca a difesa della valle. Nulla resta di questa fortezza distrutta per ordine del Duca Guidobaldo per sottrarla alla conquista di Cesare Borgia. Importante fu l’evento occorso nel 1508, quando il Duca Francesco Maria I Della Rovere donò alla comunità Serrana lo statuto di Castello Poco lontano dal paese, sulla sponda sinistra del fiume Cesano, è conservata la cripta paleocristiana di San Biagio, del IV o V secolo, costruita con reperti d’epoca romana provenienti da un tempio pagano.
 
Ma il fiore all’occhiello di tutte le Alte Marche, nel territorio comunale di Serra, tra boschi di lecci e avellane sorge il glorioso Eremo di Santa Croce di Fonte Avellana sovrastato dal massiccio imponente del Catria. Le sue origini si collocano alla fine del X secolo quando alcuni eremiti scelsero di costruire le prime celle di un eremo che nel corso dei secoli diventerà l’attuale monastero. La spiritualità di questi eremiti fu influenzata da San Romualdo di Ravenna ma lo sviluppo di Fonte Avellana iniziò con San Pier Damiani. Una tradizione costante e molto antica vuole che anche il Sommo Poeta Dante Alighieri sia stato ospite di questo monastero che cantò nella Divina Commedia:
 
Tra due liti d’Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che i troni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria”
(Dante, Paradiso, canto XXI, vv. 105-111)
 
La decadenza della sua vita monastica, anche se lenta, fu inesorabile fino alla soppressione napoleonica del 1810. Fonte Avellana, tuttavia, ha continuato a vivere come alimentata da una sorgente interiore ed oggi, tornata ai monaci camaldolesi, ha ritrovato oltre alla bellezza austera delle sue strutture architettoniche, anche quella fede e quella cultura che l’hanno contraddistinta fin dalle sue origini.
Ed è per questo che Serra Sant’Abbondio può essere definita “mistica” e la città del “Paradiso”!
 
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